Alleanza Cooperative – Appalti: ricorso a criterio on/off può mascherare massimo ribasso. Il progetto “Qualità e diritti. Politiche strategiche e livelli di tutele nei contratti pubblici” - Legacoop Produzione Servizi
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Alleanza Cooperative – Appalti: ricorso a criterio on/off può mascherare massimo ribasso. Il progetto “Qualità e diritti. Politiche strategiche e livelli di tutele nei contratti pubblici”

Roma, 27 novembre 2018 – Continua l’impegno di Alleanza delle Cooperative Italiane nel sostenere la campagna “Massimo ribasso, minimi diritti”, lanciata dopo la raccolta delle firme contro le false cooperative, con l’obiettivo di mettere in evidenza criticità ed avanzare proposte sul sistema degli appalti.

Si è infatti concluso il campionamento di bandi per il periodo settembre-dicembre 2017 realizzato nell’ambito del progetto “Qualità e diritti. Politiche strategiche e livelli di tutele nei contratti pubblici”, promosso dall’Osservatorio sugli appalti pubblici presso la Facoltà di Giurisprudenza di Trento e dalla Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali dell’Università Bocconi e dell’Università degli Studi di Pavia, e realizzato con la partecipazione dell’Alleanza delle Cooperative Italiane.

L’obiettivo del progetto (www.osservatorioappalti.unitn.it/quality), uno dei primi in Italia per le finalità ed il taglio della ricerca (data mining per i bandi unita all’analisi giurisprudenza), è quello di conoscere e monitorare se, e come, le amministrazioni aggiudicatrici italiane perseguono attraverso l’azione contrattuale, in una dimensione di legalità e di trasparenza, non soltanto l’interesse all’economicità della prestazione, ma anche obiettivi ulteriori quali la promozione di politiche ambientali, l’inclusione sociale, le politiche attive del lavoro, la tutela rafforzata dei diritti dei lavoratori e dei luoghi di lavoro, l’innovazione dei beni e dei servizi, la partecipazione delle micro, piccole e medie imprese.

Cosa e’ emerso per il quadrimestre 2017

Il monitoraggio, su circa 5.000 avvisi segnalati, ha preso in esame 414 bandi di gara usciti nell’arco del periodo settembre – dicembre 2017. Gli avvisi di gara esaminati per i lavori sono tutti oltre i 2 milioni di euro, mentre i per servizi superiori ai 750mila euro. Il valore complessivo dei bandi esaminati è di € 2.731.133.509,21 (dei quali € 537.657.861,02 per i lavori; € 2.193.475.648,19 per i servizi). Dall’analisi emergono dati interessanti, in particolare su tre temi: costo del lavoro, offerta economicamente più vantaggiosa e revisione prezzi negli appalti di servizi.

Quale quantificazione del costo del lavoro?

Il monitoraggio ha fatto emergere che, a differenza di quanto previsto dal Codice appalti (art. 23, co. 16), di norma le Stazioni appaltanti non motivano, concretamente, come è stato determinato il costo del lavoro che considerano come idoneo per le prestazioni messe a gara, scontando le difficoltà che anche il settore dei contratti pubblici registra a causa dell’eterogeneità del quadro normativo e contrattuale in tema di corretto compenso lavorativo. Una maggiore attenzione al riguardo da parte del committente pubblico, nel rispetto della libertà dell’organizzazione dell’attività di impresa, permetterebbe un più alto livello di tutela dei diritti dei lavoratori nei contratti pubblici, disincentivando comportamenti opportunistici di offerte, non sempre stoppate in sede di verifica dell’anomalia.

Negli appalti di lavori la puntuale motivazione del costo del lavoro indicato è risultata assente nella maggior parte dei bandi esaminati (98% circa) e così per gli appalti servizi (82% circa).

Maggiore spazio alla qualita’?

Piace alle Stazioni appaltanti il criterio che premia qualità e prezzo (offerta economicamente più vantaggiosa).

In molti casi – per la precisione, nel 48% circa degli appalti di lavori e nel 28% circa degli appalti di servizi monitorati – le Stazioni appaltanti hanno attribuito al progetto un punteggio superiore alla soglia minima dei 70 punti prevista dal Codice appalti. Questo dato può essere letto come adesione delle Stazioni appaltanti alla indicazione del legislatore di incentivare la qualità e non solo il prezzo.

Al contempo, però, è emerso che in non pochi casi sono state richieste, con l’occasione dell’offerta tecnica, “prestazioni aggiuntive” di regola per il tramite del criterio on/off (ossia l’attribuzione di punti mediante criteri non discrezionali), che hanno normalmente incidenza sul costo del lavoro e che per questo possono generare non qualità, ma nascondere la pratica negativa della cosiddetta offerta al massimo ribasso mascherato, contrastata dall’art. 95, co. 14-bis del Codice appalti.

Per gli appalti di lavoro, il cosiddetto criterio on/off è stato rilevato nel 41% circa dei casi, che nell’88% circa hanno riguardato prestazioni incidenti sul costo del lavoro. Per gli appalti di servizi il medesimo criterio è stato invece rilevato nel 48% circa dei casi, che nel 59% circa hanno riguardato prestazioni incidenti sul costo del lavoro.

I risultati emersi paiono interessanti ed utili anche ai fini delle discussioni in corso sulla prossima riforma del Codice appalti, perché restituiscono un quadro, pur se parziale, di apprezzamento delle Amministrazioni verso il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, che se bene applicato (in primo luogo senza offerte al massimo mascherato), si mostra come strumento capace a garantire la qualità delle prestazioni ed a favorire l’innovazione proveniente dal privato.

Che fine ha fatto la revisione prezzi negli appalti di servizi?

L’art. 106, co. 1, del Codice appalti pare non rendere più obbligatoria la revisione prezzi nei contratti ad esecuzione periodica o continuativa relativi a servizi o forniture, rimettendo la scelta alla discrezionalità della Stazione appaltante, a differenza di quanto previsto in passato dall’art. 115 del Codice De Lise. Nel 54% circa dei bandi esaminati di appalti di servizi, non è stata riscontrata la presenza espressa di una clausola di revisione prezzi.

In sua mancanza, l’eventuale aumento dell’inflazione e dei costi dei fattori produttivi potrebbero esseri imputati esclusivamente all’impresa, con uno squilibrio non giustificato che potrebbe minare la qualità e la tutela dei diritti nella fase di esecuzione dell’appalto.

Leggi la 2° newsletter

Notizia relativa alla 1° newsletter: Alleanza Cooperative – Appalti: i primi dati del progetto “Qualità e diritti. Politiche strategiche e livelli di tutele nei contratti pubblici”