Cefla all’avanguardia nella produzione del freddo più freddo

Imola, 19 novembre 2019 – Cefla all’avanguardia del sottozero. A Ecomondo, la fiera dell’ energia sostenibile appena conclusasi a Rimini, il colosso imolese ha presentato soluzioni ‘ghiacciate’ per diverse filiere produttive. Gli impianti di trigenerazione di ultima generazione progettati su misura e sviluppati da Cefla Engineering, oltre agli enormi vantaggi in termini di risparmio energetico ed emissioni di CO2, consentono infatti di raggiungere temperature del freddo fino a oggi impossibili, scendendo sotto il muro dei -40 °C. Le soluzioni di Cefla sono adatte alle aziende che si occupano di surgelamento e stoccaggio di prodotti ortofrutticoli, macellazione carni, gelateria, lattiero caseari, logistica ‘del freddo’ o industria chimica, che opera con processi a temperature fino a -25 °C.
Come è possibile risparmiare e nel contempo raggiungere simili temperature? L’ impianto di trigenerazione di Cefla è un sistema che, partendo da un motore endotermico a metano produce energia elettrica mediante un alternatore elettrico; energia termica grazie all’ acqua calda recuperata dal motore e al vapore/acqua surriscaldata recuperata dai gas di scarico, entrambe le energie potenzialmente recuperabili dal Gruppo refrigerante ad assorbimento; produce poi energia frigorifera destinata al ciclo produttivo di stabilimento, tramite un assorbitore a bromuro di litio o ad ammoniaca, in funzione della temperatura del vettore ‘freddo’, che trasforma l’ energia termica recuperata dal sistema di trigenerazione; l’ energia termica generata dal motore endotermico può infine essere utilizzata direttamente nella centrale termica del committente, riducendo così i consumi di vettore primario (tipicamente gas metano), altrimenti utilizzato per il funzionamento delle caldaie.
«Un’ azienda che sceglie un impianto di co/trigenerazione (energia elettrica, termica o frigorifera) – fa sapere Cefla in una nota – ottiene, fin dal primo anno di utilizzo, un sensibile risparmio nei consumi di energia elettrica prelevata dalla rete, accompagnati da un minore consumo del gas metano (utilizzato in Centrale Termica)».
Il rientro dalle spese per un impianto di trigenerazione a bromuro di litio, i cui costi di produzione e installazione sono inferiori a quelli di un impianto ad ammoniaca si attesta, in media, in un periodo che va dai 2 ai 3 anni. La trigenerazione con assorbitore ad ammoniaca si ammortizza in un periodo che va dai 2,5 anni ai 3,5 anni, per i superiori costi della macchina. «La vita utile di questo sistema è di circa 20 anni, all’ interno della quale si prevede una revisione del motore endotermico dopo circa 10 anni di utilizzo», specifica la coop imolese.
Dal punto di vista ambientale, un impianto di co/trigenerazione, considerando un funzionamento di 8.000 ore/anno, genera minori emissioni di CO2 in atmosfera pari a circa 2.600 tonnellate/anno, equivalenti alle emissioni annue prodotte da circa 700 autovetture di ultima generazione.

Fonte Il Resto del Carlino (ed. Imola)