CMC Ravenna, l’appello dei lavoratori ai candidati alle politiche per salvare la cooperativa

Ravenna, 29 agosto 2022 – Le lavoratrici e i lavoratori della Cooperativa muratori e cementisti (CMC) di Ravenna fanno appello a tutti i candidati alle prossime elezioni politiche: CMC è occupata da diversi mesi a trovare una soluzione al proprio stato di crisi con il supporto del MISE, del MEF, del ministero del Lavoro e delle organizzazioni sindacali. “Stiamo lavorando a fondo ad una soluzione che coinvolga un soggetto privato e uno pubblico“, spiega il documento. “È il momento di arrivare a un accordo con determinazione, affinché CMC sia salvata con il supporto delle istituzioni, dimostrando che le cooperative e ciò che rappresentano meritano lo stesso trattamento di tutti gli altri tipi di impresa”.

Con l’appello i soci della cooperativa – che gestisce un portafoglio in di contratti da centinaia di milioni di euro, impiega 3800 persone e crea un indotto di 15mila PMI – chiedono al futuro Parlamento e al prossimo governo di sottoscrivere le proprie istanze e di impegnarsi a sostenere e risolvere il prima possibile il salvataggio di CMC, “impedendo di disperdere per sempre un patrimonio nazionale”. Venerdì scorso il documento è stato consegnato al segretario del PD Enrico Letta, ospite di una iniziativa al circolo Vivere il Tempo di Cesena.

“Sin dall’inizio dello stato di crisi della cooperativa”, ha dichiarato in sostegno all’iniziativa il presidente di Legacoop Romagna Mario Mazzotti, “siamo costantemente impegnati per trovare una risposta che consenta di salvaguardare il patrimonio occupazionale e produttivo di una grande azienda italiana conosciuta in tutto il mondo. Sosteniamo l’iniziativa dei lavoratori della CMC e chiediamo con forza di non discriminare la cooperativa rispetto a quanto già effettuato dalle istituzioni nei confronti di altre grandi imprese di costruzione in termini di aiuto e sostegno pubblico. Auspichiamo che tutte le forze politiche rispondano all’appello in modo positivo, inserendo questo tema nel dibattito in corso. Il rischio è di fare perdere per sempre all’Italia un capitale ingegneristico e di competenze inestimabile”.