Legacoop: tengono valore della produzione e soci, aumenta leggermente l’occupazione

Nonostante le difficoltà causate dagli effetti della pandemia, nel 2020 le cooperative e le società aderenti a Legacoop registrano una tenuta del valore complessivo della produzione e del numero dei soci, ed una lieve crescita dell’occupazione. È quanto si riscontra dall’analisi dei dati relativi alle oltre 10.500 cooperative aderenti a Legacoop (con più di 456mila occupati, 7,4 milioni di soci e un valore complessivo della produzione superiore a 80 miliardi), presentati in occasione dell’Assemblea dei Delegati di metà mandato.

In confronto all’anno che ha preceduto la pandemia, i dati evidenziano un calo del valore complessivo della produzione del 2,7%, risultante da una media tra i settori che registrano flessioni più marcate come cultura, turismo e spettacolo (i più penalizzati dalle chiusure, -41,6%), i servizi (-9,0%), le cooperative sociali (-9,0%), di abitanti (-4,0%) e quelli che, al contrario, hanno messo a segno una crescita, come l’agroalimentare (+1,9%) e la distribuzione commerciale (cooperative di consumatori, +2,6%, e tra dettaglianti, +11,5%). La distribuzione commerciale ha giocato anche un ruolo di traino nel determinare l’incremento complessivo dell’occupazione (+0,6% sul 2019). Se poi si restringe il campo di osservazione alle sole cooperative (escludendo cioè dai calcoli le società di capitali controllate dalle cooperative), il valore della produzione 2020 risulta addirittura in crescita del 3% rispetto al 2019.

Impatti differenti, oltre ai settori, riguardano la dimensione di impresa: la percentuale più elevata di cooperative che hanno registrato una crescita (55,6%) si riscontra nelle grandi imprese, mentre scende al 47,1% nelle piccole cooperative e al 33,2% nelle micro. Dinamiche analoghe si registrano anche relativamente al risultato operativo e all’utile di esercizio.

Rispetto al complesso produttivo italiano, da un confronto tra settori omogenei realizzato sulla base dei codici Ateco, risulta che il sistema Legacoop ha visto rafforzare la propria quota di mercato in alcuni dei suoi settori di riferimento e in particolare nel commercio e nell’agroalimentare dove, a fronte di una perdita complessiva delle imprese italiane degli stessi comparti (-8,1% nel commercio, -0,5% nell’agroalimentare) le cooperative aderenti hanno mostrato una crescita del valore della produzione, rispettivamente +6,4% e +1,9%. Inoltre, nonostante la congiuntura decisamente sfavorevole, le cooperative aderenti, nel loro complesso, chiudono il 2020 rafforzando ulteriormente la loro dotazione patrimoniale.

Da segnalare che nell’anno in corso si registra una tendenza di forte accelerazione rispetto ai nuovi driver di sviluppo delle attività di impresa, sostenibilità e digitale, grazie al sostegno alle cooperative assicurato dalla Fondazione PICo, il digital innovation hub di Legacoop.

Gli scenari previsionali per l’economia italiana: un “decennio d’oro” per il Paese?

Secondo le stime elaborate da Prometeia per Legacoop, l’economia italiana è in una fase di forte ripresa: il PIL, dopo essere caduto in una misura senza precedenti nel 2020 (-8.9%), sta rimbalzando in una misura altrettanto senza precedenti quest’anno (+6% la nostra stima), man mano che la vaccinazione della popolazione consente il ritorno alle attività abituali. Il recupero dei livelli pre-crisi avverrà già nel secondo trimestre del prossimo anno per l’intera economia, è già stato conseguito per il settore manifatturiero e ampiamente superato per quello delle costruzioni. Dopo il rimbalzo, però, l’economia italiana si trova di fronte a due snodi, il cui esito condizionerà lo scenario prospettico. Il primo, in un orizzonte di breve termine, è che vengano meno i forti aumenti dei prezzi di materie prime e commodity e che si riavviino molte catene di fornitura, che negli ultimi mesi hanno ostacolato e messo sotto pressione diverse produzioni. Il secondo, che l’attuazione del PNRR proceda secondo il cronoprogramma previsto, così che la domanda finale possa beneficiare dello stimolo degli investimenti previsti, che l’anno prossimo si sommerà a quello della politica di bilancio in corso di definizione con la Legge di Bilancio. Ma più nel medio termine, la vera partita si giocherà, da un lato, sulla capacità di orientare i fondi pubblici verso impieghi che ne massimizzino gli effetti “sistemici”, ossia in grado di incidere sulla crescita potenziale del nostro paese, insufficiente da un quarto di secolo; e, dall’altro, nella capacità di attuare il programma di riforme che accompagna il PNRR. Una sfida molto impegnativa per il Paese, ma potenzialmente in grado di imprimere quella svolta da tanto attesa, che potrebbe rendere il prossimo il “decennio d’oro” dell’economia italiana.