Piemonte: intervista del Corriere della Sera a Dimitri Buzio

Torino, 24 settembre 2020– Di seguito un’intervista rilasciata da Dimitri Buzio, presidente di Legacoop Piemonte, ad Andrea Rinaldi e pubblicata sul Corriere.it/economia il 21 settembre.

Il cambio di passo c’è già e si vede. Sarà l’età, sarà il curriculum, ma Dimitri Buzio, 45 anni, ha già cominciato a lavorare alacremente dopo aver raccolto il testimone da Giancarlo Gonella in Legacoop Piemonte. Ricambio ai vertici, nuove idee, sperimentazioni su temi caldi dell’economia e tanta voglia di pesare di più tra gli interlocutori delle istituzioni. Ecco in sintesi l’agenda compilata da luglio a oggi di Buzio, nuovo leader di un sistema che l’anno scorso, forte di 446 cooperative, ha fatto registrare un valore di produzione di quasi 3 miliardi di euro. Buzio, biellese, vanta una laurea alla Bocconi in Legislazione d’impresa («sono il primo laureato in famiglia, mio padre era un artigiano edile») e una militanza nei Ds e poi nel Pd.

Buzio, un bel rinnovamento un presidente di 45 anni.

«Legacooop ha costruito al proprio interno un gruppo dirigente pronto per determinati passaggi. La mia elezione comporterà una riorganizzazione interna, la valorizzazione di nuovi quadri senza però mortificare l’esperienza di chi ha portato avanti l’associazione in questi anni. Legacoop deve essere più vicina ai propri associati: chiediamo alla politica di cambiare, ma anche noi dobbiamo farlo».

Come si aggiorna un’associazione senza snaturarne i valori mutualistici che la originarono?

«Il mio mandato sarà costruire, in un’ottica di accompagnamento al ricambio generazionale, una struttura vicina alle esigenze delle nostre associate, ma che superi gli steccati novecenteschi. Oggi le cooperative aderiscono a Legacoop sempre più sulla base di servizi che offriamo e meno per l’appartenenza ideale, ma tutti i nostri valori vengono rimarcati: i temi sono la lotta alla cooperazione spuria, lo sviluppo del territorio, la gestione del patrimonio in una visione di lungo periodo. Stiamo infatti lavorando a un progetto sui rider».

Vuol dire i ciclofattorini che consegnano pasti a casa?

«Proprio loro. Stiamo studiando una cooperativa di rider che possa prendere appalti da bar e ristoranti per le consegne al pari di Glovo o Just Eat. Noi abbiamo mezzi e professionalità, la domanda c’è e insieme cerchiamo di trovare un punto in comune per rompere il vecchio schema e corrispondere la giusta retribuzione».

Il nodo è sempre quello.

«Come con tutti i soci lavoratori si applicherà il contratto nazionale e con i ragazzi eravamo rimasti d’accordo su quello della logistica. Si tratta di garantire un contatto diretto con il committente e dare dignità al lavoro».

Una nuova cooperazione all’orizzonte.

«A Pianezza abbiamo anche costituito la prima coop di medici di base, ad alta professionalità, e ne costituiremo un’altra nella cintura di Torino. Non c’è contraddizione a essere impresa e cooperativa».

E come funziona?

«È un servizio: i medici forniscono la loro prestazione e condividono software per diagnosi di pazienti. L’idea è costruire una “casa della salute” dove hai più dottori per fornire più prestazioni sanitarie. È un progetto interessante, sulla scia delle coop di dentisti e che nasce da un problema: i medici di base continuano a diminuire».

Tre coop nel Cuneese fingevano di ospitare migranti per raccogliere la frutta per avere contributi: c’è ancora tanto da fare contro quelle spurie.

«Non appartenevano al nostro sistema. Il nostro, in Piemonte, ha dimostrato grande attenzione su questi aspetti anzi dopo la riforma Salvini gli associati hanno rinunciato a partecipare ai bandi sui Cas. Aggiungo che le responsabilità di un’impresa non sono le responsabilità di un intero sistema e che abbiamo raccolto firme per una proposta di legge popolare per arginare il fenomeno».

Si prospetta un autunno caldo e voi potreste essere di supporto al mondo economico con la pratica dei workers buyout.

«Possiamo essere interlocutore anche della Regione che può valutare i diversi casi per salvaguardare le aziende in crisi. Abbiamo già dimostrato di saper fare queste operazioni».

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