Politecnica ottiene la Certificazione IDEM per la parità di genere

Modena, 2 dicembre 2021 – Politecnica, una delle maggiori società italiane di progettazione integrata
– architettura, ingegneria e urbanistica, con tre sedi in Italia a Milano, Modena e Firenze e presente in 8
Paesi in Europa, Africa e Sud America, con 280 professionisti e collaboratori – rafforza il percorso verso
la piena parità di genere e ottiene, prima in Italia del settore, la certificazione di Gender Equality di
IDEM, start-up universitaria nata all’Università di Modena e Reggio Emilia in seno alla Fondazione
Marco Biagi.

IDEM supporta e certifica le realtà che vogliono ridurre il gap di genere, attraverso un originale modello di misurazione e diagnosi che include indicatori relativi alle retribuzioni, alle opportunità di carriera, all’organizzazione e alla cultura organizzativa.

Con la certificazione Politecnica centra e anticipa i requisiti di certificazione della parità di genere prima dell’entrata in vigore del Decreto semplificazione e dei regolamenti previsti dalla governance del PNRR. La legge pubblicata il 5 novembre 2021, n. 162, che modifica il codice di cui al decreto legislativo n. 198/2006, in particolare, prevede che a partire dal 1 gennaio 2022 sia riconosciuto un punteggio premiale per la valutazione di proposte progettuali ai fini della concessione di cofinanziamenti e l’accesso a fondi europei nazionali e regionali.

Al di là dei requisiti di legge, Politecnica, scegliendo di contribuire al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU, ha già fissato l’obiettivo di raggiungere entro il 2030 la piena parità numerica delle persone della propria organizzazione, suddivisa al 50% tra donna e uomo. Attualmente la popolazione della società (280 lavoratori) è per il 47% donna e gode di piena parità di remunerazione. L’età media delle persone di Politecnica è di 36 anni e le cariche ricoperte sono molteplici: Ingegneri
(47%); Architetti (31%); Dottori (4%); Tecnici (11%).

In un contesto in cui i dati relativi alla parità di genere nel mondo sono in significativo peggioramento, il raggiungimento della certificazione Gender Equality rappresenta per Politecnica un ulteriore passo verso l’obiettivo di ridurre il Gender Gap aziendale, ma anche l’occasione per farsi ambasciatrice di un importante cambiamento di cui necessita tanto il sistema della formazione quanto il mercato del lavoro italiano, in particolar modo nei settori dell’ingegneria e della progettazione.
Infatti, meno del 30% dei laureati STEM (Science, Technology, Engineering and Mathemathics) è donna
e il divario di genere nell’ambito della conoscenza sta nella scelta delle aree disciplinari. Nonostante le donne siano, in media, più istruite degli uomini2, si concentrano nelle discipline umanistiche autoescludendosi dai percorsi STEM, che sono quelli che offrono migliore probabilità di impiego e le migliori prospettive di retribuzione.

“La progettazione, fatta per le persone, è un mondo che necessita anche di una spiccata sensibilità femminile. Non possiamo pensare che l’occhio e il punto di vista progettuali siano unicamente ed esclusivamente maschili. La certificazione IDEM “bronzo” premia il percorso fatto da Politecnica per garantire pari opportunità di crescita personale e professionale a tutte le persone dell’organizzazione senza distinzione di genere, ma evidenzia il gap tra la domanda e la disponibilità di competenze sul mercato – spiega Francesca Federzoni, presidente di Politecnica -. L’impegno di Politecnica, che pure ha posto le condizioni, insomma, non basta. Mancano i presupposti di ecosistema nel settore della progettazione: serve una vera trasformazione sociale e culturale per una maggiore inclusione e attrazione delle donne nei percorsi di formazione STEM. C’è una difficoltà oggettiva a trovare figure professionali femminili legate all’ingegneria e reperire laureate in questo ambito, – prosegue Federzoni lanciando un appello – è necessario favorire l’inclusione delle donne anche in quegli ambiti di competenza che culturalmente tendono a escluderle, perché si riduca il gap di genere che è peculiare della multidisciplinarità di Politecnica.

“Politecnica si è dimostrata un’organizzazione particolarmente attenta alla parità di genere – afferma
Tommaso Fabbri, docente di Unimore e tra i fondatori di IDEM –. Il primo passo per perseguire la parità di genere consiste nel misurarla e riconoscerne le determinanti. In questo senso la metodologia IDEM permette di trasformare l’ambizione alla gender equality in obiettivi organizzativi misurabili e di disporli in una road map di miglioramento in modo del tutto simile a quello che si fa per gli obiettivi di business. Quindi un approccio capace di generare un cambiamento effettivo all’interno delle aziende nella direzione di una vera cultura della parità di genere”

L’Italia comparativamente è uno dei paesi a livello globale, più colpiti dal Gender Gap nei luoghi di
lavoro: un problema che sottende anche una scarsa consapevolezza da parte dei datori di lavoro della portata del fenomeno e dei benefici che deriverebbero dall’affrontarlo in modo sistematico. Una
certificazione qualitativa dunque, che assume un valore determinante per le imprese che vogliano
impegnarsi attivamente alla riduzione del gap, ma anche in senso formale, poiché il tema del genere è
anche uno degli obiettivi del PNRR e riguarda da vicino e interessa fortemente il settore della
progettazione.

LA METODOLOGIA IDEM
Con IDEM, start-up universitaria nata all’Università di Modena e Reggio Emilia (UNIMORE) in seno alla Fondazione Marco Biagi e con la partecipazione di JobPricing, il team di ricercatori guidati dalla
Professoressa Tindara Addabbo, esperta di caratura internazionale sui temi della parità di genere, ha
voluto sviluppare uno strumento efficace per misurare e certificare la Gender Equality nei luoghi di
lavoro.
La proposta di IDEM è quella di fornire alle aziende un tool di misurazione e diagnosi della gender
equality rigoroso sotto il profilo scientifico ma al contempo di semplice e pratico utilizzo, sia nella fase
di alimentazione con i dati aziendali sia nella successiva fase di diagnosi delle criticità e individuazione
delle azioni di miglioramento organizzativo da parte del management.
La metodologia, sottoposta alla supervisione di un Comitato scientifico che comprende esperti ed
esperte internazionali, rappresentanti istituzionali e manager HR, si basa sull’elaborazione di un indice
fuzzy sintetico (”IDEM Index”), che misura la gender equality mediante il confronto con
un’organizzazione-tipo “gender gap free”: IDEM Index è la risultante di un’analisi sistematica e del
computo ponderato di tutte le dimensioni delle gender equality individuate come rilevanti dalla ricerca
scientifica: carriera, retribuzione, organizzazione, cultura.

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POLITECNICA

Politecnica è una delle maggiori società italiane di progettazione integrata – architettura, ingegneria e urbanistica.
Indipendente, fa capo a 42 soci, ingegneri ed architetti, che hanno firmato lavori in oltre 50 Paesi al mondo con un fatturato annuo di oltre 18 milioni di euro. Politecnica nasce dall’integrazione tra competenze diverse – dall’impiantistica all’urbanistica, dal progetto strutturale a quello architettonico – grazie al lavoro in team e alla complementarietà di professionalità con oltre 280 persone tra progettisti, pianificatori, ingegneri, consulenti e tecnici specializzati.
3 sono le sedi in Italia a Modena, Milano, Firenze e 8 i Paesi di presenza all’estero (Belize, Croazia, Danimarca, Guyana, Kenya, Malta, Romania, Sierra Leone). Politecnica sviluppa progetti in campo, pubblico e privato, nella scuola e nella sanità, nell’industria, nei servizi, nelle infrastrutture e – con la divisione internazionale – ha realizzato opere civili ed infrastrutturali in numerosi Paesi in via di sviluppo. Politecnica mette al centro dei propri interventi il benessere della comunità e delle persone, per dare il proprio contributo al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile – SDGs- presentati nell’Agenda ONU 2030, ratificata da 193 paesi del mondo. Politecnica si impegna a realizzare infrastrutture che colleghino in modo più facile popoli e comunità, consentendo scambi e relazioni, edifici pubblici inclusivi e sicuri, che facilitino lo scambio sociale, strutture sanitarie tecnologicamente innovative per i pazienti, edifici rivolti all’educazione e alla didattica che favoriscano socialità e interscambio.