Ristorazione Collettiva, le Parti Sociali firmano il Patto per l’occupazione e chiedono incontro urgente al Governo

Roma, 11 marzo 2021 – “Chiediamo la disponibilità ad un incontro urgente al fine di elaborare insieme un piano organico di interventi per le imprese e i lavoratori dei pubblici esercizi, della ristorazione
commerciale e collettiva, dell’intrattenimento e del turismo, che contribuiscono in modo
determinante all’economia e all’immagine del Paese, nonché al successo delle filiere strategiche
legate al turismo e all’agroalimentare italiani”.

E’ la richiesta che le Parti Sociali firmatarie della contrattazione nazionale di settore (che coinvolge 300.000 imprese, che danno lavoro ad oltre 1,5 milioni di persone, di cui circa 1 milione di lavoratori dipendenti) le Associazioni imprenditoriali Alleanza delle Cooperative Italiane (Legacoop Produzione e Servizi, Confcooperative Lavoro e Servizi, AGCI-Servizi) Angem, Fipe e le Organizzazioni sindacali Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs, hanno rivolto alle istituzioni esprimendo grande preoccupazione per la grave situazione, determinata dall’emergenza epidemiologica da Covid-19, che riguarda il settore dei pubblici esercizi, della ristorazione commerciale e collettiva, dell’intrattenimento e del turismo in generale.

“Il danno economico sul comparto della ristorazione è stato notevole, – sottolinea Andrea Laguardia, responsabile del settore ristorazione di Legacoop Produzione e Servizi – se non drammatico: la ristorazione collettiva ha registrato un crollo del fatturato di oltre il 40% rispetto al 2019. Nel settore delle mense aziendali il ricorso allo smart working ha creato una caduta verticale, il cui effetto sulle presenze continuerà nel lungo periodo, con conseguente chiusura dei ristoranti aziendali. La ristorazione scolastica, con la chiusura già da marzo 2020 delle scuole e delle università, è il settore che ha risentito maggiormente dell’emergenza sanitaria con una perdita di ricavi da gennaio a agosto 2020 che supera il 60%. Riteniamo pertanto urgente e prioritario che le aziende della ristorazione collettiva rientrino nell’ambito delle misure in via di definizione per supportare i settori maggiormente colpiti dalle disposizioni di contenimento nazionali e regionali”.

Il perdurare della gravissima situazione causata dall’epidemia COVID-19 pongono a rischio l’esistenza di migliaia di piccole e medie imprese con la conseguente perdita dell’occupazione per i loro dipendenti nonché pesanti riflessi anche per le grandi imprese; è volontà precisa delle Parti Sociali preservare l’occupazione nella fase emergenziale, al fine di evitare la perdita di posti di lavoro a prevalente composizione femminile e giovanile, nonché per non disperdere professionalità acquisite che saranno indispensabili per rispondere adeguatamente al momento della ripresa; per sostenere questo processo è necessario disporre di strumenti di sostegno alla sospensione temporanea dell’attività lavorativa in modo più specifico e funzionale rispetto ai precedenti interventi, nonché percorsi di formazione e riqualificazione anche attraverso il Fondo Nuove Competenze.

Per tali ragioni le Parti sociali hanno sottoscritto il 9 marzo scorso il “Patto per l’occupazione per i lavoratori e le imprese dei pubblici esercizi, ristorazione collettiva, ristorazione commerciale, turismo ed intrattenimento danneggiati dalle conseguenze dell’epidemia Covid-19”, con il quale chiedono al Governo

  • che vengano definite misure straordinarie adeguate e specifiche per i settori richiamati, al fine di salvaguardare l’occupazione assicurando anche ulteriori risorse per il finanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga, con la previsione di una proroga degli stessi almeno fino al 31 dicembre 2021, in un percorso graduale che, dopo la fine della fase emergenziale, dovrà attendere la necessaria ripresa dei consumi interni ed internazionali;
  • detti ammortizzatori sociali dovranno rispondere alle molteplici caratteristiche dei settori in parola, caratterizzati dalla presenza di migliaia di piccole e piccolissime imprese nonché da aziende di maggiore dimensione, superando i limiti dimensionali per la concessione del trattamento e che venga rimossa la condizionalità tra committente e appaltatore per attivazione e l’utilizzo della CIGS (modifica all’articolo 20, comma 1, lettere c) del decreto legislativo n. 148 del 14 settembre 2015); inoltre, dovranno tenere conto delle diverse tipologie di servizio: pubblici esercizi, banqueting e catering, intrattenimento, ristorazione commerciale, ristorazione collettiva, anche in ambito di appalti privati in cui i committenti sospendono/riducono il servizio per ricorso allo smart working e/o per applicazione di modalità alternative al servizio classico, realizzate per evitare assembramenti e garantire il distanziamento sociale, come indicato dai DPCM e dai Protocolli Sicurezza, sedimi aeroportuali, ecc.;
  • che siano realizzati interventi, anche attraverso le risorse messe a disposizione dal Piano Next Generation UE, destinati alla realizzazione di interventi – anche di tipo infrastrutturale – in grado di favorire la ripresa dei flussi turistici e che le iniziative del Governo anche attraverso il costituendo Ministero del Turismo possano essere finalizzate alla programmazione di attività ed azioni in tale direzione;
  • che siano programmati incontri periodici da parte dei ministeri competenti al fine di accompagnare l’auspicata ripresa delle attività favorendo una più ampia valutazione e attenzione ai bisogni delle imprese e dei lavoratori.

 

Patto per l’occupazione – Associazioni imprenditoriali e sindacati  – 9 marzo 2021