Storie di lavoro ai tempi del Coronavirus: Cooperativa Autotrasporti Alimentari

Milano, 30 aprile 2020 – Si svegliano quando gli altri si addormentano, caricano i camion di notte e consegnano le merci fresche pronte per le prime luci dell’alba nei banchi frigo di Coop Lombardia. Sono i lavoratori della C.A.A. Cooperativa Autotrasporti Alimentari che nell’emergenza hanno modificato il loro modo di lavorare. Ne abbiamo parlato con Alberto Cornetta, socio della cooperativa fondata nel 1978.

Autotrasportori, autisti, camionisti, sono diversi i nomi per definire una categoria di lavoratori fondamentale nella filiera dei beni essenziali, ancora di più nell’emergenza. Dopo aver affrontato il mese più difficile, marzo, con la paura addosso, i viaggi nelle zone più colpite dal contagio, dalla bergamasca al bresciano, e i casi di contagio, oggi si trovano a modificare le proprie abitudini di lavoro e di vita. Chi lavora di notte in genere dorme di giorno ma se la quarantena ci tiene (quasi) tutti a casa, diventa difficile anche conciliare i ritmi notturni con la vita familiare. A raccontarci la giornata lavorativa di un autista è Alberto Cornetta, socio di C.A.A. Cooperativa Autotrasporti Alimentari, assieme ai cambiamenti che deve affrontare.

Nella foto: Alessandro Bertocchi e Massimo Guette

Si sveglia a mezzanotte, diretto verso il camion – a Pieve Emanuele o Rivalta Scrivia, dentro i magazzini di Coop Lombardia, partner storico della cooperativa – poi verso la piattaforma frigo che serve i cibi freschi di tutto il Nord Ovest. Qui attende il carico, agevolato dal lavoro a monte di preparazione della merce di CLO Cooperativa Lavorartori Ortomercato. Intorno alle due di notte si dirige verso il supermercato Coop a consegnare il fresco, poi torna indietro verso i magazzini dei derivati – a Vercelli o Pieve Emanuele – che vengono consegnati ai punti vendita in un secondo momento. Il lavoro dell’autista è individuale, per la maggior parte del tempo si trova da solo sul mezzo, i momenti di contatto sono principalmente al carico nei magazzini, poi al supermercato alla consegna e soprattutto nei tempi di attesa che ora si trascorrono in solitudine.

Per le restrizioni in atto, tutte le loro modalità di lavoro sono necessariamente cambiate al fine di tutelare la sicurezza dei lavoratori. “Abbiamo definito un Protocollo interno di lavoro, che adesso andremo ad aggiornare in vista del nuovo decreto in vigore dal 4 maggio, che recepisce i protocolli istituzionali ricevuti, per portare avanti il lavoro nel miglior modo possibile. Sono molte le nuove procedure che applichiamo: dall’uso di mascherine e guanti in aggiunta ai già previsti DPI, alla sanificazione degli uffici e dei mezzi, in particolare nei casi di cambio del mezzo, alle comunicazioni inviate tramite una specifica App che consente anche di scaricare il proprio cedolino paga senza doversi recare in sede”.

Perché tanti dei gesti prima abituali oggi sono diventate procedure, se prima usare un mezzo di un collega non rappresentava un problema oggi occorre pulire accuratamente la cabina di guida, così come non è più possibile incontrarsi alla macchinetta del caffé se non in due alla volta massimo, a giusta distanza.

Per i soci che lavorano in ufficio la scelta della cooperativa è stata fin da subito quella di agevolare lo smart working, consentendo quindi una maggiore autonomia ai lavoratori. “Abbiamo acquistato computer portatili e strumenti per consentire il lavoro da casa e favorire così una turnazione negli uffici e quindi più spazio per garantire il distanziamento necessario. Tutti hanno mostrato grande senso di responsabilità nell’adattarsi a queste nuove modalità di lavoro senza influire negativamente sulla produttività. Anche l’attenzione ai costi è stata importante dal momento che alcuni comparti hanno visto una riduzione importante dell’operatività come nel caso del cliente Metro, partner importante di C.A.A., legato alle forniture a bar e ristoranti che hanno sospeso le loro attività a causa dell’emergenza”.

La cooperativa sostiene i suoi lavoratori garantendo in primo luogo la sicurezza con strumenti adeguati, ma anche con piccole attenzioni come il riconoscimento di buoni spesa per coloro che hanno operato in prima linea nei mesi “difficili” di marzo e aprile. E anche con la stipula, a maggiore garanzia di tutti, di una polizza assicurativa specifica per il rischio Covid-19 che copre tutti i soci e garantisce loro una assistenza sanitaria ed economica in caso di eventuale contagio.

La socialità, aspetto fondamentale per una cooperativa, è quella che risente di più di questa situazione di emergenza. E’ più complicato riunirsi, incontrarsi e condividere le ansie e preoccupazioni di questo periodo così strano e difficile. Per questo motivo è importante mantenere una comunicazione più costante: “siamo un centinaio e cerchiamo di rimanere in contatto con tutti, di non perdere i nostri abituali rapporti personali sia pur attraverso il telefono o le videoconferenze, e incontri “uno a uno”. Questo sarebbe stato il periodo dell’anno in cui solitamente teniamo la nostra assemblea annuale, un momento non solo di lavoro ma soprattutto di “identità” per la cooperativa. Ci auguriamo sia possibile tornare a incontrarci e a condividere di persona vicende, opinioni e sentimenti ma sappiamo che non sarà cosi semplice. Stiamo vivendo un cambiamento sociale importante e cerchiamo di gestirlo con senso di responsabilità, conciliando le esigenze produttive con quelle sociali”.
E aggiunge: “Abbiamo passato momenti difficili, per fortuna abbiamo avuto pochi casi di contagio tra i nostri soci, tutti per fortuna fuori pericolo. In cooperativa siamo tutti consapevoli che ci sarà ancora da pazientare finché questa emergenza non sarà finita. Sappiamo che potrà essere ancora lunga ma anche che torneremo alla nostra vita normale con la consapevolezza aver fatto bene il nostro lavoro, così importante in questo momento per noi e per la collettività”.