Superare la crisi: le soluzioni cooperative delle Fonderie Dante

Il sistema cooperativo riesce a resistere maggiormente alle crisi poiché dedica il valore prodotto non alla distribuzione degli utili, bensì alla condivisione di vantaggi comuni: nuovi investimenti, nuove strategie e nuovo lavoro.

La cooperativa Fonderia Dante, in particolare, che è un’impresa energivora “rinata” nel 2017 come Workers Buy Out (WBO, ossia una impresa in crisi che viene acquisita e salvata direttamente dai lavoratori per gestirla in forma cooperativa) ha puntato la propria strategia sulla formazione, sull’acquisizione di nuove competenze e sulla diffusione di una cultura cooperativa per rispondere alla crisi energetica.

Ha spiegato i dettagli Erasmo D’OnofrioCEO della Cooperativa Fonderia Dante, intervenendo all’Assemblea nazionale cooperative industriali di Legacoop Produzione e Servizi.

 

Dall’intervento di Erasmo D’Onofrio

In questo periodo ci troviamo ad affrontare una problematica enorme, essendo “energivori”, ma una Workers Buy Out (WBO) è allenata a farlo perché nasce nell’incertezza. Inoltre, ormai viviamo in un’era dove di “certo” c’è veramente poco; l’incertezza è diventata strutturale, quindi dobbiamo imparare a governarla. 

Noi siamo convinti sempre più che la capacità di superare queste crisi risieda nel saperle affrontare e di adattare con flessibilità un’organizzazione a questi eventi.

Come ci siamo attrezzati? Innanzitutto abbiamo agito sulla competenza: all’interno della nostra struttura abbiamo assunto nuove figure necessarie per gestire queste complessità; soprattutto, abbiamo formato le persone e i nostri soci che non erano all’altezza di poter svolgere il proprio lavoro. L’innovazione richiede sempre più macchine digitali.

Tra le cooperative esistono svariate partnership che devono essere approfondite e sviluppate: ci sono aziende elettroniche e di una certa levatura tecnologica che possono entrare a far parte, attraverso la cooperazione, dello sviluppo del sistema impresa.

Altro tema molto importante che stiamo sviluppando è quello culturale: tutti devono sapere all’interno di un’azienda che ogni persona deve fare il massimo per l’azienda stessa, e che qualsiasi cosa faccia è collegata al lavoro di altri, oltre che al risultato dell’impresa. L’approccio al lavoro deve essere ben diverso da quello che c’era prima, quando non eravamo soci ma semplici dipendenti: è stata fatta la cooperativa, dobbiamo fare i cooperatori.

Per superare i momenti così importanti l’azienda deve prepararsi per tempo attraverso delle strategie ben mirate. Mi accorgo che, rispetto a prima, il fatto di essere cooperativa ci unisce sotto un ombrello di mutualismo e di fare le cose non per l’arricchimento di qualcuno: mettere il lavoro al centro vuol dire saper condividere le problematiche e lavorare per fare in modo che la redditività sia utilizzata per adottare nuove strategie, nuovi investimenti e, appunto per creare lavoro che fa bene a tutto il territorio. Tutto questo, unito al far bene l’impresa, crea valore.

Articolo Fondazione PICO